“Mi prometti che non smetterai di scrivere sul blog?” “Promesso, ma tu prometti di non sparire, ok?” “Lo prometto, a tra poco, ciao” “Ciao…” Non basta promettere, c’è sempre qualcosa che rema contro e il caso, o le intenzioni, vuole che le strade si dividano, anche solo per poco, quel tanto che basta perché sia possibile incontrarsi di nuovo, magari di sera, appena cenato, o più tardi, prima di coricarsi. E’ la vita, bellezza. Mi ha detto che sono poco credibile perché mi perdo in un profluvio di complimenti, ammiccamenti, leziosità, svenevolezze da tombeur de femmes, ruolo che modestamente non mi si addice, almeno adesso che ho 33 anni suonati. Non la conosco, non l’ho mai vista, dice, quindi non posso sbracarmi più di tanto. E non ha tutti i torti, ma per l’uomo, si sa, è diverso. Sono istintivo, agisco secondo natura e non in funzione di un codice prestabilito, non posso piegarmi alla logica, almeno non in questi casi. Ma lei ha i suoi dubbi, forse le sue impercettibili paure. Chi lo sa? Sto leggendo “Il re della pioggia” di Saul Bellow. Non so di cosa parla, non me lo chiedete, l’ho iniziato da poco e, per il momento, risulta gradevole. Sempre meglio che mettersi sotto le lenzuola e cominciare a ronfare come un camionista stremato dal lungo viaggio, con tutto il rispetto per i camionisti, sia chiaro. Oggi è il primo di agosto, l’estate ha i giorni contati e i divertimenti balneari anche. Tempo fa è uscito un articolo di Massimiliano Parente su Libero in cui si elencavano i tristi luoghi comuni dell’estate: serate in disco con tavolo prenotato, total look bianco, abbronzatura ricercata, smanie di protagonismo sfrenato, i rave party in spiaggia, rum e cocaina, i balli latino americani, i finti contenti e gli ever green, i posti “fighi” e quelli out, le partite a racchettoni, la moto d’acqua, i surfisti con l’attrezzatura pagata ‘na cifra ecc. Insomma, la peggio merda dell’estate. E non ha torto, Parente, nella sua impietosa analisi. Non si fa di tutto, in estate, per sembrare al top? Ma poi, questo top, a cosa cazzo serve? Cioè, uno si fa una serata da perfetto billionerino, poi torna a casa, si guarda allo specchio e dice: “So’ troppo figo!”. E questa pietosa asserzione dovrebbe essere il sale della vita? Questo significa vivere in funzione di come la pensano gli altri su di te, e gli altri, a conti fatti, rappresentano il cancro del sano individualismo. Ci sarebbe da scriverci un saggio, ma forse qualcuno lo sta già facendo, chi lo sa?
01 agosto 2007
I protagonisti di 'sto cazzo
Pubblicato da
Alberto
a
8/01/2007 11:27:00 PM
1 commenti
Etichette: costume e società
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