08 giugno 2009

Io e Fabio Concato cantiamo insieme "A Dean Martin"

video

21 maggio 2009

Fuori uno

ADESSO VAI A ZAPPARE LA TERRA, PARASSITA CON LA PARRUCCA!!!

Beati loro

ANSA del 21 maggio 2009: "Leo Gao e la fidanzata Cara Young avevano chiesto all'istituto di credito Westpac un mutuo per 10 mila dollari neozelandesi (circa 4.600 euro), ma per errore sul loro conto è stata accreditata una cifra dieci volte superiore, ossia 10 milioni di dollari (4,6 milioni di euro)". Poi si sono dati alla macchia. Come minimo.

19 maggio 2009

Perché dico sì all'articolo 50-bis introdotto nel pacchetto sicurezza

Con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato introdotto nel pacchetto sicurezza appena approvato in Senato l‘articolo 50-bis in materia di “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. E così, chi fomenterà odio verso questo o quello attraverso blog o siti di informazione o altri mezzi attualmente consentiti dal web, si troverà a doverne rispondere penalmente.

I soliti tromboni della sinistra progressista e liberale, i sobillatori del nulla, hanno già allertato l'intero Paese, dalle Alpi al Lilibeo, sul terribile e inquietante scenario che si prospetta. Bisogna pur comprenderli. Non potranno più dare del nano a Berlusconi e continuare a far luce sul suo losco operato, sulle sue leggi ad personam e sulle presunte veline in erba. Beppe Grillo vedrà calare per sempre il sipario sul suo cliccatissimo siparietto mediatico e Marco Travaglio si ridurrà a spernacchiare il premier dalla sua rubrichetta sul foglio di Concita De Gregorio. E’ un colpo basso per i iduri e puri della rive gauche, quella extraparlamentare e giacobina, quella che ha partorito criminali del calibro di Carlo Giuliani e che diffonde odio attraverso i suoi sicari virtuali. E’ un insulto alla sinistra “au caviar”, quella che discetta in sontuosi e poco proletari salotti sul destino del nostro Paese.

Sul mio blog ho ricevuto spesso e volentieri minacce di morte da questi sedicenti eroi rivoluzionari, i quali, da impavidi paladini della libertà, si guardavano bene dal firmare con nome e cognome i loro “commenti dissuasivi”.

Molti blog chiuderanno bottega, fortunatamente. Non si può permettere a chiunque di istigare all’odio orde di giovani babbei che si sentono moralmente superiori solo per aver letto un libercolo di Marco Travaglio o aver partecipato a una contestazione studentesca tanto per darsi arie da rivoluzionari cubani. Un’opinione libera è tale anche se scevra da invettive o minacce più o meno paludate.

Questa norma non vuole nascondere la verità, ma solo bonificarla dall’idiozia di chi si sente autorizzato a inzupparla nella violenza verbale per screditare o, peggio, condannare chi la pensa diversamente. Internet è un mezzo di comunicazione che va necessariamente monitorato onde evitare che si ripetano stagioni come quella in cui trovò la morte il commissario Luigi Calabresi, la cui condanna capitale fu pubblicata su l’Espresso in un appello contro la Giustizia, rea di non aver riconosciuto in Calabresi l’autore dell’omicidio dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Ne bastarono 757, di firme in calce a quel manifesto, per armare le mani di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino i quali, alle 9:15 del 17 maggio 1972, freddarono il commissario davanti alla sua abitazione, mentre si avviava verso la sua auto per recarsi in ufficio.

La libertà d’informazione non necessariamente si accompagna alla libertà di istillare odio in chi non aspetta altro che colmare la misura per poi passare dalla teoria alla pratica.

Chi in quella norma del pacchetto sicurezza ravvisa un rigurgito censorio dal sapore fascista, è proprio colui che vorrebbe mettere a tacere quelle poche ma stentoree voci fuori dal coro con il terrorismo del terzo millennio, quello digitale.

15 aprile 2009

Forse non mi sono spiegato

Chiunque si permetta di toccare Gaia e mia figlia, dovrà vedersela con me personalmente. Vedete di non farmi incazzare seriamente perché per queste due persone darei la vita. Credo di essermi spiegato bene. Non ho alcun dubbio.

14 aprile 2009

ATTENZIONE

Forse i coraggiosi anonimi dimenticano che ogni loro accesso al blog viene automaticamente registrato. Ergo, il loro indirizzo IP resta in memoria (anche il sottoscritto può visualizzarlo). Tramite l'IP, una volta inoltrata richiesta alla polizia postale, risalire all'identità del vigliacchetto (o dei vigliacchetti) è un gioco da ragazzi. Ricordo ai morti di fame mentali che non sono gradite telefonate, né sms né e-mail, pena il ricorso immediato alle autorità competenti. E oggi ho già fatto un'eccezione. La prossima volta non sarò così magnanimo.

28 marzo 2009

Circonvenzione di incapace per una giusta causa

Saponetta canta: “…Adesso sembriamo due amici, adesso noi siamo felici ,si litiga quello è normale, ma poi si fa sempre l’amore…”
Io: “Ma, scusa, tu lo sai cosa vuol dire “fare l’amore”?”
Saponetta: “Certo!”
Io: “Ah sì? E spigamelo un po’?”
Saponetta: “Significa “fare sesso”!”

Ride maliziosa. Mi tremano i polsi. Vado o non vado a fondo? Glielo chiedo? Sì o no? Sì.

Io: “Eh…cioè…cosa intendi per “fare sesso”?”
Saponetta: “Ma come, non lo sai?”
Io: “lo so eccome. Ma spiegamelo meglio tu, grazie”.

Le gambe mi fanno “giacomo giacomo”, sto per svenire. Mi siedo in pizzo al letto, deglutisco il nulla, le mani che sfregano nervosamente i jeans, attendo.

Saponetta: “Fare sesso significa mettersi nel letto, nudi, e baciarsi”
Io: “E basta?”
Saponetta: “E basta sì, perché, che c’è da fare?”
Io: “Niente, assolutamente niente. E comunque fare sesso è peccato e porta pure sfiga!”
Saponetta : “Oddio, ba’! allora se porta sfiga io non lo voglio mai fare! C’ho paura!”
Io: “E fai bene!”

Il fine giustifica i mezzi. O no? Che verme che sono.

23 marzo 2009

Mi sono dimesso ma non lo sapevo

“Mi dispiace, te lo dico sinceramente, ma l’azienda ha deciso di contenere il più possibile i costi e deve necessariamente tagliare là dove è possibile. Purtroppo non possiamo rinnovarti il contratto (badate bene, non si tratta di licenziamento né di dimissioni). Abbiamo già chiuso ben 6 agenzie, cerca di capire…”.
“Certo, non preoccuparti, è stato bello lavorare con voi”.

Cosa avrei potuto dire di più? Nulla. Ho abbozzato un mezzo sorriso amaro, ho inforcato gli occhiali da sole, ho detto “ciao” per non dire “Andate tutti a fare in culo!” e sono uscito da quel posto di merda. Racconto la vicenda a un amico il quale mi informa che il 31 marzo scade il termine per richiedere la disoccupazione con requisiti ridotti. Ho bisogno del modello DL86/88 bis reperibile in qualsiasi ufficio INPS d’Italia. Ma deve necessariamente compilarlo l’azienda. Chiamo la signorina Barbara (nome di fantasia) e le chiedo se può gentilmente inviarmi il modello di cui ho bisogno, debitamente compilato in ogni sua parte. Passano due giorni e finalmente mi arriva il documento tanto atteso direttamente nella mia casella di posta elettronica. Anche mia figlia (Saponetta, 8 anni) sa che per avere diritto all’assegno di disoccupazione è “conditio sine qua non” l’essere stati licenziati o comunque non essere stati riconfermati alla scadenza del rapporto a termine. Ergo, se io mi dimetto non posso richiedere un bel niente. Detto questo, guardate come l’azienda per cui lavoravo ha compilato il mio DL86/88 bis. (cliccate sull'immagine per ingrandirla)

02 febbraio 2009

Mi prendo un po' di tempo

Carissimi, se non sto più scrivendo è perché sono in pausa di riflessione. Abbiate pazienza. Prima o poi tornerò. Un caro saluto.

26 dicembre 2008

Frammenti

Il Natale è appena passato (Deo gratias), il giorno più ipocrita dell'anno si è finalmente sciolto come un bel pupazzo di neve al sole (sono a corto di metafore, sorry). Sono figlio di genitori separati, non posso permettermi il lusso di prendere sul serio alcuna ricorrenza. Quando cresci in un ambiente familiare a dir poco desolante, ogni giorno è identico a quello passato e a quello che verrà. Non esistono giorni rossi sul calendario.

Ho fatto il pacco postale fino all'età di 18 anni. Su e giù tra le Marche e l'Abruzzo a bordo di un autobus giallo (numero 1) che arrivava sempre con 10 minuti di ritardo. Ricordo quei maledetti posti a sedere che avrebbero appiattito il culo anche a chi non ne aveva. Io e mia sorella prendevamo il torpedone ogni sabato alle 16.30. Passavamo il week end da mio padre che puntualmente si faceva i cazzi suoi e ci lasciava con mia nonna. Rigida maestra elementare nel primo dopoguerra e moglie di un valoroso combattente fascista, nonna Giovanna nutriva verso me e mia sorella la vana speranza che un giorno saremmo riusciti a concludere qualcosa di buono nella vita, non come quello scavezzacollo del figlio.

È durante quei fine settimana che iniziai a capire come la mia vita sarebbe stata accompagnata per sempre da una vasta ombra di malinconia, una profonda inquietudine con cui, volente o nolente, avrei dovuto convivere per il resto dei miei giorni. E così, prima dei 10 anni, cominciai a commuovermi nel sentire il profumo dell'erba bagnata, al rabbuiarsi del cielo, al contemplare l'immenso giardino cosparso di croccanti foglie autunnali, all'abbaiare lontano di un cane, al frinire delle cicale nelle calde notti d'estate, all'amore per il particolare che sfugge ai più.

Perché, vedete, se la pioggia pone delle domande, la goccia che scivola lenta sul vetro della finestra può condurre alla pazzia.

Sono morto già diverse volte. Io muoio spesso, è un vizio difficile da sradicare. La prima volta fu quando pronunciai la mia prima bestemmia. Ero immerso nella terra umida di un campo di pitosfori e osservavo il cielo arrossire. E dentro di me questa irrequietezza che mi torturava e mi comandava di imprecare ad alta voce, di infrangere il primo comandamento. "Dilla! Dilla!". Chiudevo gli occhi così forte come a scacciare via quella voce mentre dentro di me rispondevo a quell'imperativo diabolico con un "No!" disperato. Alla fine, stremato, tremante e con le lacrime agli occhi, mi voltai verso il sole calante e gridai con tutto il fiato che avevo nei polmoni: "porco dio!". Mi lasciai cadere sulle ginocchia, chinai il capo in avanti, abbandonai le braccia luogo i fianchi e cominciai a piangere disperato. Fu in quel preciso momento che capii quale sarebbe stato il mio destino.

22 dicembre 2008

Invito alla riflessione

Carissima, non bastano due telefonate per giudicare la vita di un uomo. Tu fai come quei bigotti che desumono la condotta di vita di un peccatore dal peccato commesso. Come se una mignotta non potesse un giorno desiderare una famiglia. Come se un ladro non potesse un giorno decidere di smettere di razziare. I tuoi preconcetti puzzano d'incenso. Li trovo disgustosi. E non fanno onore alla tua intelligenza. Ti invito a riflettere.

Per non farsi del male

Nel letto a contemplare i pensieri. Mestiere logorante, per chi è della mia stessa pasta. Spesso crediamo in cose che poi si rivelano essere ciò che non sono e saranno mai. Ti convinci di come certe persone si elevino al di sopra del piattume umano per poi realizzare, sempre troppo tardi, di aver frainteso tutto. E così l'amico fidato ti tradisce alle spalle, o la donna che tenevi in gran cale perché a te devota e interessata si infilerebbe volentieri nel letto di un altro. Non nel tuo.

Sarebbe da sciocchi strabuzzare gli occhi e stracciarsi le vesti davanti a tale e tanta insensatezza. Perché un senso, una logica seppur perversa la giustifica e la rende accettabile, la edulcora, la rende persino appetibile. Ma ciò non vuol dire che siamo costretti a mandarla giù sempre e comunque. Calma. Fessi sì, ma fino a un certo punto. Non serve nemmeno spendere parole di fuoco per rimproverare il torto subito. Basta allontanarsi, relegare nel buio dell'indifferenza chi ha tradito le vostre aspettative. Basterà questo per rendervi immortali.

Ancora qui

Tra una linea di febbre e l'altra leggo Emily Dickinson. Trovo nelle sue poesie le parole che dentro al cuore mi torturano e non trovano pace. Nella solitudine della mia solitudine, un abisso senza fondo dove si consumano le faide della mia anima, mi accorgo della vita tutta intorno e quasi un sorriso si abbozza sul mio viso. Ma è un attimo. Tra mille ore sarò ancora qui a scrivere di un giorno ormai lontano.

21 dicembre 2008

Questa è sfiga

E’ uno scherzo del destino. Voglio pensarla così. Ogni anno a Natale becco l’influenza. Qualcuno può spiegarmi il perché? E questo è il terzo anno consecutivo. Non mi esprimo perché potrei dire cose davvero irriguardose nei confronti di qualcuno che dall’alto osserva e se ne fotte. Sempre.

18 dicembre 2008

Perché?

Questo post è una domanda. Se due persone (un uomo e una donna) si dichiarano amiche, ma poi tra loro nasce qualcosa e una delle due (la donna) decide di non volere nulla di più perché timorosa di soffrire a causa del presunto comportamento da “stronzo” di lui, ma nonostante ciò è certa che frequentandolo assiduamente potrebbe cedergli, e per tanto cerca di evitare tutte quelle situazioni in cui potrebbe trovarsi da sola con il tipo, questa donna, mi domando, non sta sbagliando? Non può essere invece che il ragazzo sia in realtà tutto fuorché quello che la ragazza pensa di lui? E in questo caso, perché la tipa non dovrebbe permettergli di smontare pezzo per pezzo i suoi stupidi pregiudizi? Perché?